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fonte il mondo delle tegole - blog
Per creare porte e finestre per le abitazioni del presepe utilizziamo i fogli di porex ( polistirene ); Prese le misure e ritagliato il foglio con  taglierino, utilizziamo una spazzola di acciaio e graffiamo la parte interessata;  Cosi otteniamo l'effetto del legno antichizzato. Per colorare fino in fondo il pezzo, prima utilizziamo colori scuri molto diluiti quasi acqua, per permettere al colore di arrivare fino in fondo; dopo averlo fatto asciugare bene, si passa ai colori piu' densi e chiari; dalle foto postate potete rendervi conto del processo e del risultato ottenuto.









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Fonte presepiamo.it
foto fonte web

Il sughero è un materiale leggero ma può essere usato anche senza supporto è facile da incidere e da tagliare non deve necessariamente essere  stuccato. Si trova in fogli di diversi spessori " dimensioni 50 cm x100 cm". o allo stato naturale (corteccia). Io ho usato come supporto cartoncino, compensato o solo sughero vorrei provare ad insegnarvi passo passo la costruzione di un presepio  utilizzando il sughero in lastre tagliato e non inciso, per un presepe  grande  è consigliabile di preparare una struttura i compensato da 3 o 4 mm non è necessario che sia perfetta tanto verrà ricoperta completamente dal sughero poi prendiamo del sughero a lastre da 2-3-4 mm e andremo a tagliare dei piccoli rettangoli delle dimensioni dei mattoni (In scala rispetto alle statue) utilizzando i tre diversi spessori andremo a incollarli con della colla vinilica o del bostik prendendo a caso i mattoni di vario spessore e lasciando tra un mattone e l'altro un po' di spazio utilizzando i vari spessori andremo ad rendere la parete più movimentata per quanto riguarda le pareti intonacate con rotture dove si vedono i mattoni è sufficiente preparare la parte in mattoni e mettere due strati di sughero un strato per portare il livello dei mattoni e il secondo farà da intonaco.

 

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Fonte presepiamo.it

Il polistirolo può essere scolpito facilmente con un coltello o addirittura  con le sole mani per poter fare montagne, grotte  e pietre.  Utilizzare il taglierino o il saldatore a stagno (quello per gli elettronici) per  fare case in  mattoni, fontane, ponti ecc. Possiamo arricchire la facciata di una casa incollando strisce di cartone, per esempio il cornicione o per presepi grandi si possono incollare dei rettangoli di cartone  distanti tra loro per simulare i mattoni. Per incollare il polistirolo si può usare colla vinilica o colla dedicata.

Dopo aver scolpito o inciso il polistirolo a nostro piacimento, per nascondere i pallini possiamo fare in cinque diversi modi:

  • Passare sulla casa la colla vinilica diluita (2 parti d’acqua e 1 di colla) poi prendere della carta igienica o carta da cucina e ricoprire la casa con essa tamponando con il pennello con la colla, cercando di uniformare il tutto e dove serve cercare di lasciare più ruvido possibile (grotte, montagne).

  • Passando della colla vinilica non diluita sulle case e ricoprendole di sale da cucina fino, avremo l’effetto intonaco (solo per le case).

  • Stuccare con gesso e colla vinilica (circa il 20 % di colla ).

  • Stuccare con stucco pronto.

  • Stuccare con cemento bianco se il presepe  è per l’esterno.

 

Consiglio di usare lo stucco non troppo denso e di passarlo con un pennello.

 

Il polistirolo si trova in commercio in lastre o in blocchi.

 

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La lunga strada dai Tre Grandi Pani medievali al Panettone

“Panettone” viene da Pan de Toni? Secondo questa chiave etimologica Toni, umile sguattero della cucina di Ludovico il Moro, sarebbe l’inventore di uno fra i dolci più caratteristici della tradizione italiana. Ecco la storia: alla vigilia di un Natale, il capocuoco degli Sforza brucia il dolce preparato per il banchetto ducale. Toni, allora, decide di sacrificare il panetto di lievito madre che aveva tenuto da parte per il suo Natale. Lo lavora a più riprese con farina, uova, zucchero, uvetta e canditi, fino ad ottenere un impasto soffice e molto lievitato. Il risultato è un successo strepitoso, che Ludovico il Moro intitola Pan de Toni in omaggio al creatore.

Non è così pacifico il primato di Toni. L’intraprendente sguattero se lo disputa con altri creativi della pasticceria, fra i quali spiccano Ughetto degli Atellani e Suor Ughetta. Il luogo della contesa, però, non è la storia, ma l’immaginario collettivo: quella di Toni e le altre sono leggende concepite tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, per nobilitare ulteriormente quello che è già il vanto della gastronomia milanese. Ughetto e Ughetta, tra l’altro, sono nomi legati al vocabolo che in milanese sta per uvetta: ughett.

La vera origine del panettone va ricercata nell’usanza diffusa nel medioevo di celebrare il Natale con un pane più ricco di quello di tutti i giorni. Un manoscritto tardo quattrocentesco di Giorgio Valagussa, precettore di casa Sforza, attesta la consuetudine ducale di celebrare il cosiddetto rito del ciocco. La sera del 24 dicembre si poneva nel camino un grosso ciocco di legno e, nel contempo, venivano portati in tavola tre grandi pani di frumento, materia prima per l’epoca di gran pregio. Il capofamiglia ne serviva una fetta a tutti i commensali, serbandone una per l’anno successivo, in segno di continuità.

Anche un’altra realtà storica avvalora la derivazione del panettone dal grande pane di frumento natalizio: fino al 1395 tutti i forni di Milano (tranne il prestino dei Rosti, fornitore dei più abbienti) avevano il permesso di cuocere pane di frumento solo a Natale, per farne omaggio ai loro clienti abituali. L’abitudine di consumare pane di frumento a Natale, quindi, è molto antica. Non c’è da stupirsi, perché molte altre città italiane ed europee condividevano l’usanza del pane arricchito della festa. Solo quello di Milano, però, è diventato il panettone.

Di questa lunga evoluzione sono documentate alcune fasi. Nel 1606, secondo il primo dizionario milanese-italiano (Varon milanes), il Panaton de Danedaa era un Pan grosso, qual si suole fare il giorno di Natale, per Metafora un’inetto [sic], infingardo, da poco. Francesco Cherubini ce ne dà una descrizione più ricca nel suo celebre Vocabolario milanese-italiano in cinque volumi (stampato tra il 1839 e il 1856; il terzo volume M-Q è del 1841). Il Panattón o Panatton de Natal come una Spe[cie] di pane di frumento addobbato con burro, uova, zucchero e uva passerina (ughett) o sultana, che intersecato a mandorla quando è pasta, cotto che sia risulta a molti cornetti. Grande e di una o più libbre sogliamo farlo solo a Natale; di pari o simil pasta ma in panellini si fa tutto l’anno dagli offellai e lo chiamiamo Panattonin – Nel contado invece il Panatton suole esser di farina di grano turco e regalato di spicchi di mele e di chicchi d’uva […].

La prima fonte a parlare di lievito, invece, è del 1853: il Nuovo cuoco milanese economico, ricettario di Giovanni Felice Luraschi. I cubetti canditi (di cedro) compaiono nel Trattato di cucina, pasticceria moderna (1854) di Giovanni Vialardi, cuoco dei regnanti sabaudi. La presenza del panettone in un libro piemontese ottocentesco prova l’antichità della diffusione di questo dolce nella regione scelta da Flamigni come sede dei suoi impianti produttivi.

fonte http://www.flamigni.it

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