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“Adeste fideles” II Mostra-Concorso dedicata al presepe

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6° Mostra Arte presepiale - Enna

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    Domenica, 08 Settembre 2019 05:31
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    Giovedì, 29 Agosto 2019 04:23
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    Domenica, 04 Agosto 2019 10:54

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C’era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le pecore, si sa, sono bianche; lei invece era nera, nera come la pece.

Quando passava per i campi tutti la deridevano, perché in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro su un lenzuolo bianco e dicevano : 
« Guarda una pecora nera! Che animale originale; chi crede mai di essere ? »

Anche le compagne pecore le gridavano dietro: 
« Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di bianca lana ? »

La pecora nera non ne poteva più, quelle parole erano come pietre e non riusciva a digerirle. E così decise di uscire dal gregge e andarsene sui monti, da sola: almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposarsi all’ombra dei pini.

Ma nemmeno in montagna trovò pace , si diceva dopo che il sole tramontava e la notte arrivava.
«Che vivere è questo? Sempre da sola!»,

Una sera, con la faccia tutta piena di lacrime, vide lontano una grotta illuminata da una debole luce , pensò :
« Dormirò là dentro » 

e si mise a correre. Correva come se qualcuno la attirasse.

le domandò una voce appena fu entrata :
« Chi sei ? »

lei rispose :
« Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi hanno buttata fuori dei gregge »

la voce disse :
« La stessa cosa è capitata a noi! Anche per noi non c’era posto con gli altri nell’albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel bambino. Eccolo ! »

La pecora nera era piena di gioia. Prima di tutte le altre poteva vedere il piccolo Gesù e con emozione disse :

« Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo ! »

Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. La pecora si avvicinò stretta stretta al bambino e lo accarezzò con la sua lana.
Gesù si svegliò e le bisbigliò nell’orecchio: 
« Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite ! »

La pecora si mise a belare di felicità. Dal cielo gli angeli intonarono il « Gloria ».







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La Leggenda della befana - Nella tradizione cristiana l'epifania (termine che deriva dal greco e che vuol dire manifestazione, nella persona di Gesù) è la festa che rievoca la visita dei Re Magi al Bambino Gesù nella notte tra il 5 e il 6 gennaio.
 I Re Magi erano i sacerdoti che secondo la religione del tempo conoscevano la scienza e la teologia. I tre, guidati dalla stella cometa portarono a Gesù 3 doni preziosi: oro, che è il metallo più prezioso, l'incenso, che è un profumo che viene bruciato e la mirra, una crema profumata che serviva per imbalsamare i morti.
Ma allora, da dove è saltata fuori la befana?
Con la tradizione cristiana la Befana non c'entra proprio niente, ma nella tradizione popolare c'è una leggenda che in qualche modo la inserisce come protagonista di questa festa religiosa.
La Leggenda della Befana
I Re Magi stavano andando a Betlemme per rendere omaggio al Bambino Gesù. Giunti in prossimità di una casetta decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere.
Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchina. I Re Magi chiesero se sapeva la strada per andare a Betlemme perchè là era nato il Salvatore. La donna che non capì dove stessero andando i Re Magi, non seppe dare loro nessuna indicazione.
I Re Magi chiesero alla vecchietta di unirsi a loro, ma lei rifiutò perchè aveva molto lavoro da sbrigare.
Dopo che i tre Re se ne furono andati, la donna capì che aveva commesso un errore e decise di unirsi a loro per andare a trovare il Bambino Gesù. Ma nonostante li cercasse per ore ed ore non riuscì a trovarli e allora fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino.
E così ogni anno, la sera dell' Epifania lei si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c'è un bambino per lasciare un regalo, se è stato buono, o del carbone, se invece ha fatto il cattivo.

Fonte http://www.quantomanca.com/

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Il Mito di Babbo Natale  Il mito di Babbo Natale nasce dalla leggenda di san Nicola, vescovo bizantino vissuto nel IV secolo: secondo la tradizione, san Nicola regalò una dote a tre fanciulle povere perché potessero andare spose invece di prostituirsi. Nel Medioevo si diffuse in Europa l’uso di commemorare questo episodio con lo scambio di doni nel giorno del santo (6 dicembre).
Nei Paesi protestanti san Nicola perse l’aspetto del vescovo cattolico ma mantenne il ruolo benefico col nome di Samiklaus, Sinterclaus o Santa Claus. I festeggiamenti si spostarono alla festa vicina più importante, Natale. 
L’omone con la barba bianca e il sacco pieno di regali, invece, nacque in America dalla penna di Clement C. Moore, che nel 1822 scrisse una poesia in cui lo descriveva come ormai tutti lo conosciamo (ispirandosi a un suo vicino di casa olandese). Questo nuovo Santa Claus ebbe successo, e dagli anni Cinquanta conquistò anche l’Europa diventando, in Italia, Babbo Natale.

Fonte Focus.it



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La leggenda dell'abete - In un remoto villaggio di campagna, la Vigilia di Natale, un ragazzino si recò nel bosco alla ricerca di un ceppo di quercia da bruciare nel camino, come voleva la tradizione, nella notte Santa. Si attardò più del previsto e, sopraggiunta l’oscurità, non seppe ritrovare la strada per tornare a casa. Per giunta incominciò a cadere una fitta neve. Il ragazzo si sent
ì assalire dall’angoscia e pensò a come, nei mesi precedenti, aveva atteso quel Natale, che forse non avrebbe potuto festeggiare.
Nel bosco, ormai spoglio di foglie, vide un albero ancora verdeggiante e si riparò dalla neve sotto di esso: era un abete. Sopraggiunta una grande stanchezza, il piccolo si addormentò raggomitolandosi ai piedi del tronco; l’albero, intenerito, abbassò i suoi rami fino a far loro toccare il suolo in modo da formare come una capanna che proteggesse dalla neve e dal freddo il bambino. La mattina si svegliò, sentì in lontananza le voci degli abitanti del villaggio che si erano messi alla sua ricerca e, uscito dal suo ricovero, poté con grande gioia riabbracciare i suoi compaesani. Solo allora tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte, posandosi sui rami frondosi, che la piana aveva piegato fino a terra, aveva formato dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla luce del sole che stava sorgendo, sembravano luci sfavillanti, di uno splendore incomparabile.
In ricordo di quel fatto, l’abete venne adottato come simbolo del Natale e, da allora, in tutte le case, viene addobbato ed illuminato, quasi per riprodurre lo spettacolo che gli abitanti del piccolo villaggio videro in quel lontano giorno.

Fonte Frate Indovino
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U
na bellissima iniziativa, un mercato artigianale all'interno di uno dei piu' belli palazzi di Pedara, Palazzo Pulvirenti, un esposizione di articoli artigianali, unici e originali come idee regalo; a tutto cio' si aggiunge una bellissima mostra di presepi artistici all'interno dell'aula consiliare del Comune di Pedara.


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