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Risultati 1 - 3 di 3

La Vigilia Di Natale

Category: racconti di natale
Creato il Mercoledì, 24 Dicembre 2014 02:19

 
C'era una volta, alle porte di una città perduta fra sogni di angeli bambini, in un luogo lontano, inaccessibile agli esseri umani, un vecchio albero che si ergeva in una radura di candidi pensieri... immerso nelle foschie di un mattino d'inverno.

In quel tempo, ricordo, che Dicembre iniziava a stendere il tappeto rosso ai primi giorni di vigilia sui sentieri d'anima di quelle creature che, in fondo al loro cuore, credevano davvero agli gnomi, alle fate e alle piccole magie.

Il vecchio albero se ne stava là, tutto infreddolito, con i suoi rami nudi, a guardare il cielo, carico di neve, che di lì a poco avrebbe preso a scendere leggera sulle sue braccia stanche. Neppure una gemma colorata, nulla che gli portasse un po' di quella Festa del Natale. Cominciò allora a singhiozzare col vento che gli passava accanto e quel triste lamento, appena sussurrato, giunse lontano, quasi all'orizzonte della realtà e si posò sul cuore di due bambini addormentati. Fu così che dal sonno di quei due piccoli cuccioli nacque un sogno meraviglioso... che volò, volò fino a lui.

Nello stesso istante, l'albero sentì posarsi sui rami più alti due uccellini e smise di singhiozzare... il loro zampettare sulle sue lunghe braccia gli faceva un po' di solletico e accennò loro un sorriso. Era così tanto tempo che se ne stava lì solo, fu così che si fece coraggio e domandò loro:

"Cosa succede per le vie del mondo ? Voi che potete volare fin là, ditemi se ci sono già le luci colorate sugli alberi e se i bambini sono felici... Cancellate, se potete, questa mia lunga solitudine... ".

I due uccellini cominciarono a cinguettare, ma l'albero non riusciva a capire nulla... cercò di prestare più attenzione, ma invano... quei trilli restavano per lui soltanto una melodia meravigliosa e incomprensibile.

"Fra qualche giorno sarà Natale... " continuò allora sospirando "Come vorrei essere anch'io pieno di luci... coperto dei sorrisi dei bambini, sentire quel calore dentro, quella gioia che ho dimenticato... avere un giorno da rincorrere per sempre..."

Gli uccellini smisero di cinguettare e sembrarono sorridergli... fu solo allora che, nel silenzio, il vecchio albero riuscì a capire... a sentire qualcosa che gli arrivò in fondo al cuore, che lo commosse profondamente, tanto che gli sfuggì una lacrima dai mille riflessi dell'amore.

C'era poco tempo... perché i due bimbi, nei loro lettini, si sarebbero svegliati... e, allora, i loro sogni alati, fatti di piume soffici e pieni di quell'incanto che solo i cuori più puri possono abbracciare... sarebbero di nuovo volati via dalle sue braccia... e lui sarebbe restato ancora i compagnia della sua malinconica solitudine.

Fu allora che accadde una cosa davvero insolita, qualcosa di magico... Da lontano, il vecchio albero vide arrivare una strana creatura, avvolta di un manto rosa e azzurro, come d'aurora... I suoi passi erano lenti... quasi si librasse nell'aria... come a non voler sfiorare la terra, addormentata sotto la grigia coperta dell'inverno. Chiunque fosse quella Signora, l'albero capì che stava dirigendosi verso di lui, perché la radura dove tanti e tanti anni prima aveva piantato le sue radici era assai lontana da ogni sentiero e, ormai, solo raramente, qualcuno arrivava più fin là...

Quando la Signora gli fu accanto, il vecchio albero, aiutato da un soffio di vento, cercò di farle un inchino, ma la sua scorza antica gli permise appena di piegare le dita... i suoi rami più alti... Fu allora che lei lo guardò e sorrise.

"Chi sei" mormorò con voce di vento l'albero.

"Sono la Vigilia... la Vigilia del Tempo... " e, dicendo quelle parole, aprì le mani e da esse ne uscì una luce così intensa, che per un istante ogni cosa attorno sembrò sparire, offuscata da quell'intenso bagliore.

"Io vado per il mondo a regalare la luce, il sentimento che hai provato... è il mio dono, che riempie di magia ogni attesa... Regalo me stessa, la Vigilia del Tempo alle creature... rendo eterna la loro gioia... - il loro attendere l'attesa... - ".

L'albero non disse nulla... ma la Signora avvertì lo stesso la sua immensa solitudine... scrollò il capo, gli sorrise e continuò:

"Con me, questa volta, ho portato per te qualcosa di più... ma è il cuore ed il sogno di quegli eterni bambini che devi ringraziare... ora quegli uccellini voleranno di nuovo verso il loro risveglio, ma questa notte... aspettali ancora ! Torneranno... ed anch'io ci sarò... ".

Riuscì appena a capire quelle ultime parole, che sentì un frullio d'ali allontanarsi... e le sue braccia tornare spoglie...

Il vecchio albero non poteva immaginare cosa sarebbe accaduto, ma un profondo senso di dolcezza e di gioia lo attraversò dalle radici ai rami più alti, fino a sfuggire verso il cielo. Anche la Signora era svanita nel nulla e il giorno cominciò a correre veloce, come le nubi sopra di lui, volando sopra la sua chioma spoglia. Quell'attesa fu dolce, rapida come il volo del falco... fu quasi un sorriso... poi, la sera giunse silenziosa, discreta... quasi in punta di piedi.

Il cielo era limpido e l'aria fredda e pungente... l'albero guardò le mille stelle occhieggiare verso l'infinito. Poi, d'improvviso, udì un battere d'ali farsi sempre più vicino, finché sentì di nuovo posarsi sulle sue braccia i due uccellini. Da un raggio di Luna scese la Signora della Vigilia del Tempo... e si fermò ai piedi del vecchio albero... I due uccellini, ad un cenno di quella dolce creatura, presero a tuffarsi nel cielo e a riportare, ad ogni volo, un frammento di stella, per posarlo ora qua ora là sui rami dell'albero.

In poco tempo... quel vecchio tronco divenne l'albero più bello che la Vigilia avesse mai visto... e, quando con un sorriso stava per ringraziare di quel dono meraviglioso... la Signora del Tempo lo fermò e gli disse:

"No, non ringraziare me... Questo dono è opera di quei due bimbi, che nei loro sogni, hanno voluto regalarti una vigilia di Natale tutta loro... Ora, io aggiungerò il mio regalo... " e nel pronunciare quelle parole, aprì di nuovo le mani e quella luce che aveva già visto all'alba, uscì di nuovo ed entrò nel tronco, come un alito... linfa d'amore.

"Io... " disse la Signora "...aggiungerò a questa vigilia del Natale... anche la Vigilia dell'Eternità... Da oggi, ogni notte, ogni istante, sarà vigilia... un'eterna vigilia... sarà l'attesa più dolce di tutti i tuoi desideri. E la tua vita non conoscerà più buio né malinconia. Tutto l'amore che hai sempre regalato al Tempo, oggi il Tempo te lo renderà... "

Nella radura, accanto al vecchio tronco, quella notte... dai petali di un bucaneve scesero stille dai mille colori. Non seppi mai se fu rugiada o se fu pianto... e, da allora, ogni notte... quegli uccellini tornano ad accendere quel cuore con mille luci rubate in cielo... e quell'albero è ancora là... ad aspettare felice, un giorno che non verrà... perché di eterna vigilia è diventata la sua vita.

Fonte Andrea Antognini - 

Il sacco di Babbo Natale

Category: racconti di natale
Creato il Mercoledì, 24 Dicembre 2014 01:39
Il povero Babbo Natale andò a recuperare tutti i pacchi e dopo averli recuperati decise di andare a casa per cucire il sacco di pelle.
Dopo averlo riparato stava per ripartire quando si accorse che le renne erano stanche, anche lui era stanco e così decise di riposare un pò.
Sognò una notte vera e speciale e quando si svegliò capì che il tempo era passato e che non era più Natale.
Pensate la grande delusione dei bambini che non avevano trovato i regali! I bambini non credevano più in Babbo Natale ... ma quando Babbo Natale lo venne a sapere chiamò una sua renna speciale e anche se non era più Natale tutti i bambini ebbero tanti regali.

di Lorenzo, Mariapia B., Luciana, Giancanio, classe IIIB Scuola Primaria Stigliani

http://www.tiraccontounafiaba.it/



Nevio l’Angelo del Presepio

Category: racconti di natale
Creato il Mercoledì, 24 Dicembre 2014 01:17
C’era una volta un angelo dai begli occhi viola, i capelli turchini riccioluti e ribelli e le lunghe ali di brina, di nome Nevio.
Fiero e coraggioso viveva lui felicemente nell’Alto dei Cieli insieme ai suoi fratelli, custodendo come nel suo dovere il Genere Umano preservandolo da ogni male, sempre pronto, guardingo ed attento che nulla accadesse ai suoi protetti.
Animo vigile, forte e valoroso. 
Ma se di giorno la sua vita era completamente votata alla propria causa, di notte il piccolo non aveva occhi per la sua unica passione, artista eclettico e fantasioso: la costruzioni di Presepi.
Amante dell’antica arte della rappresentazione Sacra della Natività, l’angelo trascorreva ogni notte, trecentosessantacinque giorni all’anno, ore ed ore nella preparazione di scenari dalla bellezza mozzafiato, curati e unici, scegliendo con dovizia tutti i particolari, costruendo metri e metri di montagne in carta pesta, pontili in legno, laghi con carta da zucchero finissima così impalpabile da sembrare vera, alberelli in cartone e gesso, animaletti miniaturizzati dalle fattezze quasi reali; incantando tutti con la semplicità e lo splendore delle sue prestazioni, perfette in ogni minimo dettaglio, percependo il proprio cuore battere all’impazzata all’approssimarsi della Santa Notte, durante la quale la sua Opera avrebbe fatto il proprio ingresso in tutto il suo splendore nel bel mezzo del Cielo, orgoglioso di se stesso.
E in virtù di questa sua inclinazione e il grande gusto che possedeva nel realizzare i paesaggi più elaborati, Nevio era soprannominato da tutti “L’Angelo del Presepio”
E lui, felice di questa sua fama e soprattutto entusiasta di poter portare col suo operato il sorriso sui volti di tutte le creature che abitavano sopra le nuvole, raggiante, viveva per la sua arte.
Ma altrettanta gioia purtroppo, il piccolo, non provava nel vedere i visi spenti degli Esseri Umani in Terra, che nonostante stesse avvicinandosi il ventiquattro del mese di dicembre e fossero tutti ormai pronti a festeggiare il Natale, non sorridevano della stessa allegria che allietava i loro animi in Cielo.
E posando l’ultima pecorella che aveva terminato di guarnire col morbido pelo pettinato di una delle sue stesse piume, Nevio, osservando verso il Basso il via vai delle genti imbacuccate in fastosi abiti luccicanti, rapiti dalle spese dell’ultima ora, persa nelle fila interminabili dei supermercati, presa dalle febbrili scelte dei regali, di corsa e distratti fra luci e lustrini, senza un minimo di esultanza sincera sulle labbra, addolorato sentì il proprio cuore stringersi in una morsa.
Ma levando di colpo lo sguardo verso il suo bel Presepio, scorgendo sulla bocca del Bambinello in attesa di essere posto nella mangiatoia, una luce disarmante, schioccando le dita levò di riflesso verso l’alto il pugno della vittoria “Ho trovato!!!” 
E preso un pacco di zucchero, lo aprì posizionando lo sbocco in direzione della Terra, e battendo forte le proprie ali, facendosi aiutare dal gelo della loro brina tramutò i dolcissimi granelli in cristalli gelidi e leggeri.
Dinanzi allo spettacolo inatteso di quei candidi fiocchi a piovere dal Cielo, gli Umani d’improvviso lasciando cadere le loro incombenze, levarono di colpo all’unisono tutti il naso verso l’Alto e sorridendo di gioia bambina, lasciarono che la felicità illuminasse i loro volti, riempiendo i propri cuori con la luce della semplicità e dell’amore.


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