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6 items tagged "presepe napoletano"

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Presepe napoletano del ‘700, la curiosa figura del quarto Re Magio

Category: Curiosità
Creato il Domenica, 24 Maggio 2015 00:59

 

Il presepe napoletano del ‘700 racchiude in sé arte, cultura, fascino e storia. Tutt’oggi, presso la reggia di Caserta e la Certosa di San Martino, troviamo magnifici allestimenti artistici, simbolo della notte di Natale e massima espressione dei presepi della corte reale e dell’aristocrazia dell’epoca. Uno spettacolo unico e suggestivo, una tradizione che non tramonta mai.

San Gregorio Armeno a Napoli è famosissima in tutto il mondo per la sua infinita e bellissima esposizione di presepi artigianali: ogni anno le strade ed i vicoli della zona si tingono di mille colori, che rapiscono la moltitudine di persone, affascinata dalle stupende creazioni degli artigiani che tramandano la loro arte di generazione in generazione.

FamediSud.it, in un articolo dedicato al presepe napoletano, ha focalizzato la propria attenzione su tre personaggi in particolare: i Re Magi, ovvero i tre sapienti diretti, dall’Oriente, verso Gerusalemme per offrire i loro omaggi, l’oro, l’incenso e la mirra a Gesù Bambino.

Il primo libro che ci fornisce informazioni sui Re magi è “Il libro della caverna dei tesori”, del V secolo d.C, secondo cui i nomi originari Hormidz, Jazdegerd e Peroz furono cambiati, ignorandone il motivo, in Jaspar, Melchior e Balthasar.

Si narra che, esattamente due anni prima della nascita di Cristo, i tre fossero stati rapiti dalla vista di una bellissima stella luminosa nel cielo di Persia. Nel mezzo era riflessa l’immagine di una Vergine con un bambino tra le sue braccia, segno premonitore della nascita di un nuovo re. I tre Magi si apprestarono subito a salire sul Monte Nud per prendere dei doni da offrire al nascituro lasciati da Adamo ed Eva nella dalla “Caverna dei Tesori”. Dopodiché si misero subito in cammino verso Gerusalemme, insieme ad un gruppo di armigeri. Per rientrare in Oriente avrebbero attraversato il deserto.

Nel Vangelo non viene mai riportato né il nome né il numero esatto dei Re Magi. Tertulliano, apologeta cristiano del II secolo d.C, fu il primo a denominarli Re. Alcuni sostenevano che i Magi non fossero tre ma dodici, come si evince dalla “cronaca di Zugnin” del VIII secolo d.C. Tuttavia il numero tre è prevalso prevalso su tutti, in quanto indica la Trinità e la quantità dei doni offerti a Gesù bambino.

Secondo varie ed antiche credenze, i Magi rappresentavano la tre razze umane, semitica, giapetica e camitica e discendevano da Noè. Secondo altre, erano simbolo delle tre età dell’uomo: ragazzo, adulto e vecchio. Altre ancora sostenevano che fossero simbolo delle tre fasi solari. Tuttavia, nonostante le interpretazioni siano molteplici e svariate, i Re Magi rappresentavano e rappresentano tutt’oggi la Sapienza Umana che si inchina di fronte alla Sapienza Divina. Il più anziano dei Magi, Gasparre, si toglie la corona, la poggia per terra e si inchina di fronte al Gesù Bambino. Questa è più alta dimostrazione dell’incontro tra Sapienza Umana e Sapienza Divina.

Un’antica leggenda aleggia intorno alla loro figura e nella versione napoletana diventa ancora più misteriosa e curiosa ancora per la presenza di un particolare davvero insolito. Si dice che nel ‘400, in Germania, sia comparso un Magio moro, emblema della totalità del messaggio cristiano. Nel 1505 in Portogallo sarebbe invece comparso un quarto Magio, con in testa una corona di piume.

Si racchiude proprio qui la particolarità che lascia stupefatti: nel presepe italiano del 700 compare un quarto Magio, per l’esattezza una donna in vesti esotiche, battezzata ironicamente dai napoletani la “Re Magia”. La donna, dal volto lucente ed i lineamenti eleganti, a volte dalla pelle chiara, a volte scura, non sarebbe altro che Diana, personificazione della Luna e del principio universale femminile. Viene chiamata anche “La Georgiana” e segue i re Magi a piedi oppure su una portantina sorretta dai servitori.

Fonte: http://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/54090-presepe-napoletano-700-curiosa-figura-re-magio/

 

"I presepi napoletani, opere d'arte senza tempo"

Category: Curiosità
Creato il Lunedì, 09 Febbraio 2015 12:39

 

 

 

“Presepi napoletani vere proprie opere d’arte senza tempo, per questo abbiamo voluto ospitare la mostra dell’Associazione Arte Presepistica Napoletana di Gravina nel Colonnato della Provincia di Bari anche dopo l’Epifania per riprendere un’antica tradizione popolare che voleva che i presepi in casa fossero smantellati il 2 febbraio, giorno della Candelora”. Così il presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, ha annunciato l’inaugurazione della nella Sala del Colonnato del Palazzo della Provincia di Bari, visitabile fino a domenica 19 gennaio. “In Italia il presepe si differenzia nelle varie regioni per i diversi prodotti e materiali utilizzati per ricreare la scena della nascita di Gesù bambino. Il presepe napoletano – spiega il presidente dell’Associazione, Pasquale Angiulli -  quello più famoso al mondo, utilizza legno e sughero per la realizzazione dello ‘scoglio’ e si caratterizza per l’allestimento con pastori in terracotta. A Napoli, tra l’altro, la tradizione presepiale è così forte tanto che il presepe diviene rappresentazione diretta dell’anima di un popolo che nelle scene di questo evento ritrova se stesso, le sue ansie, le sue pene, i suoi desideri e soprattutto il bisogno di un messaggio di speranza in una superiore giustizia. Proprio per questo il presepe napoletano si presenta come testimone privilegiato della Nascita di Gesù”. Previste visite guidate per spiegare nei dettagli l’arte presepiale napoletana.

 

Fonte http://bari.repubblica.it/cronaca/2014/01/12/foto/i_presepi_napoletani_opere_d_arte_senza_tempo-75746604/1/#1

Le cere nel presepe napoletano

Category: Curiosità
Creato il Venerdì, 26 Dicembre 2014 10:02
L'utilizzo della cera precolorata è stata utilizzata sin dal '700 per la realizzazione di frutta, verdura, pesce, carne, funghi, salume, pane, frutta secca e quanto era possibile rendere verosimile per le particolari caratteristiche traslucide che possiede appunto solo tale materiale. Il tutto veniva preparato con la precolorazione che poi prevedeva la miscelazione delle varie cere per dare la variegata pigmentazione della materia vera, nel caso, ad esempio, dei salumi la miscela delle cere rosse e bianche, permette la realizzazione, quanto mai verosimile, del grasso attorno alle carni. La bravura del ceroplasta è ovviamente non solo nel saper realizzare il pezzo e nel saper miscelare bene le cere, ma anche nel rifinire alla fine il manufatto con le velature e le patinature, che danno ad ogni singolo pezzo una grande carica di naturalismo, che ci ricordano le famose nature morte del seicento napoletano.

fonte - brochure Museo Basilica San Sebastiano - Acireale

I luoghi del presepe napoletano

Category: Curiosità
Creato il Venerdì, 26 Dicembre 2014 08:31


I Luoghi:

Il Mercato: Nel presepe napoletano del '700 le varie  attività lavorative rappresentano come in un'istantanea i principali commerci che si svolgono lungo tutto l'anno. Quindi è possibile interpretare arti e mestieri con personificazioni dei mesi. solitamente esso si svolge presso la fontana.

Il Ponte: chiaro simbolo di passaggio ed e' collegato alla magia. Alcune favole napoletane raccontano di tre bambini uccisi e seppelliti nelle fondamenta del ponte allo scopo di tenere magicamente salde le arcate. rappresenta quindi un passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

L'Osteria: Riconduce, in primo luogo, ai rischi del viaggiare. di contrasto, proprio perchè i Vangeli narrano del rifiuto delle osterie e delle locande di dare ospitalità alla Sacra Famiglia, il dissacrante banchetto che in esse vi si svolge è il simbolo delle cattiverie del mondo che la nascita di Gesù viene ad illuminare.

Il fiume: L'acqua che scorre è simbolo presente in tutte le mitologie legate alla morte e alla nascita divina. Nel caso della religione cristiana, essa richiama al liquido del feto materno ma, allo stesso tempo, all'Acheronte, il fiume degli inferi su cui vengono traghettati i dannati. E' inoltre un richiamo all'acqua battesimale, luogo dentro cui immergersi per rinascere a vita nuova 


fonte - brochure Museo Basilica San Sebastiano - Acireale





Presepe Basilica San Sebastiano

Category: mostre
Creato il Sabato, 13 Dicembre 2014 10:25
Presso la Basilica di San Sebastiano di Acireale, all'interno di una cripta che durante l'anno viene utilizzata per congressi, si svolge, da 10 anni a questa parte, la mostra del più grande presepe monumentale napoletano del sud italia da Napoli in giù. Appena scesi i 20 gradini che ci fanno accedere ad un livello più basso rispetto l'ingresso principale, ci ritroviamo in un immensa stanza con  volte e particolari di antichi affreschi, in parte distrutti nel tempo. Al centro e' stata montata l'intera scenografia presepiale  napoletana, a rappresentare la vita quotidiana tipica del 700. La struttura e' esposta su 4 lati, ogni lato da 4 metri circa, formando un quadrato con la possibilità di avere diversi punti di vista. E' possibile soffermarsi ed ammirare ogni minuzioso particolare,  come solo l'arte napoletana riesce a fare, il mercato,  l'osteria, il trasloco; Ogni movimento, ogni scena, curata nei minimi particolari, come se in quel momento anche il visitatore improvvisamente fosse catapultato in quegli attimi di vita quotidiana. I pastori sono ritratti nel momento in cui compiono un gesto, vivono un emozione. E' incredibile come ci si riesce a soffermare, a fissarli negli occhi facendo scorrere il tempo trascorso senza accorgersene.
I pastori provengono tutti dalla bottega del Maestro Marco Ferrigno, considerato tra i caposcuola nell'arte della terracotta napoletana, e  sono ispirati al Settecento Napoletano.
La sua produzione presenta, accanto ai personaggi tradizionali, le figure care alla tradizione iconografica della sceneggiatura napoletana. Ogni singolo pezzo del presepe è di proprietà della basilica: questo è possibile grazie alla generosità del Maestro Ferrigno, che ogni anno regala a questo presepe che sente suo una nuova figura. Tutto questo, da 10 anni a questa parte, raggiungendo la rappresentazione odierna e continuando con l'intento di ingrandirlo. 

Il sito web della mostra e' in costruzione, al momento e' possibile avere piu' informazioni a questo link di facebook : https://www.facebook.com/basilica.sansebastiano/timeline






 

il presepe napoletano

Category: stile napoletano
Creato il Venerdì, 30 Maggio 2014 09:35


Fonte Partecipiamo.it
La storia del presepe Napoletano - a cura del Maestro Ciro Cozzolino


Nel '700 il presepio napoletano visse la sua stagione d'oro. Uscì dalle chiese dove era stato oggetto di devozione religiosa, per entrare nelle case dell'aristocrazia e divenire oggetto di un culto ben più frivolo e mondano.

     Il presepe assume una sua configurazione ben precisa: le figure sono realizzate con manichini in filo metallico ricoperto di stoppa, le teste e gli arti sono in legno dipinto, che poi sarà gradualmente sostituito dalla terracotta policroma.

     Il re Carlo III aveva una vera passione da partecipare personalmente e coinvolgere famiglia e corte nella realizzazione e vestizione di pastori e nel montaggio dell'enorme presepe del palazzo reale. Salito al trono di Spagna, portò un grandissimo presepe e artigiani e diede così inizio anche in Spagna ad una tradizione d'arte presepiale.


Il passaggio più importante avviene nel Cinquecento quando compaiono per la prima volta dei cambiamenti nei personaggi quali i cani, le pecore, le capre, oltre all'asino e al bue da sempre presenti nella grotta ed anche nel paesaggio. Per tutto il secolo, il presepe mantiene una stessa struttura: in basso la grotta con angeli e pastori, più in su le montagne con le greggi, e lontano il corteo dei magi.

     Nel corso del Cinquecento compaiono i primi mutamenti. In un documento notarile del 1532 vi è la descrizione di un presepe, con pastori in terracotta dipinta, realizzato per il nobile Matteo Mastrogiudice da Sorrento. Troviamo i primi accenni di scenografia con qualche paesaggio e, oltre al bue ed all'asinello, sempre affiancati alla Sacra Famiglia, ci sono anche altri animali quale il cane, la capra e le pecore, due pastori, tre angeli.
Queste sensazioni erano comunicate anche dagli altri presepi coevi costruiti per le chiese di S. Eligio e dell'Annunziata, da quelli di poco successivi ed in particolare da quello più famoso di Giovanni Merliano da Nola (Giovanni da Nola) per il presepe detto del Sannazaro nella chiesa di S. Maria del Parto.
Esso era formato da figure lignee di grandezza quasi naturale, prive d’accessori che potessero distrarre dall'importanza dell'evento sacro che rappresentavano, ed erano immagini solenni che invitavano alla religiosità e alla preghiera. E' nella prima metà del 1600 che incomincia a nascere la figura dell'artista che si dedica anche alla creazione di pastori. Michele Perrone fu uno di questi, noto per le sue sculture lignee si dedicò con notevole successo a questa attività, altrettanto bravi furono i suoi fratelli Aniello e Donato. Accanto al legno, nella seconda metà del secolo incominciarono a comparire altre innovazioni, pastori in cartapesta più piccoli rispetto ai precedenti, ed ancora manichini di legno con arti snodabili e vestiti di stoffa. Furono proprio questi manichini di legno snodabili che segnarono la svolta verso il presepe del 700, anche se spesso continuarono a convivere le due tipologie. Il committente è, con queste nuove figure, protagonista e parte attiva, potendo far assumere ai pastori le posizioni che vuole e potendo (in questo modo) arricchire maggiormente la scena come meglio crede. I manichini di legno sono snodabili, alcuni dispongono di un incavo per alloggiarvi la "pettiglia" della testa, altre volte invece la testa è tutt'uno con il corpo, altri ancora, nel caso di figure femminili, sono calvi per poter portare parrucche intercambiabili. La Natività posta nella grata-stalla, l'Annuncio della buona Novella ai pastori dormienti, la Taverna con gli avventori che cenano, sono i tre momenti che domineranno il presepe del 700. 
     Sotto l'influsso del re, nobili e ricchi borghesi gareggiarono nell'allestire impianti scenografici giganteschi e spettacolari, in cui il gruppo della Sacra Famiglia fu sopraffatto da un tripudio di scene profane che riproducevano ambienti, situazioni e costumi della Napoli popolare dell'epoca. Furono investiti capitali per assicurarsi i "pastori" più belli e la collaborazione degli artisti più rinomati; il sacro evento divenne pretesto per far sfoggio di cultura, ricchezza e potenza.
     Le statue, dalle teste modellate in terracotta dipinta e con occhi di vetro, gli arti in legno, il corpo in stoppa con un'anima di fil di ferro che ne garantiva la flessibilità, erano vestite di tessuti di pregio e, quelle che impersonavano personaggi di rilievo, agghindate con gioielli in materiali preziosi, perle e pietre preziose.
     A realizzare le armi, gli strumenti musicali, i vasi preziosi e gli altri minuti ornamenti dei personaggi del corteo dei re magi vennero chiamati argentieri e gioiellieri famosi.
     Le frutta e le cibarie esposte nei banchetti o consumate nelle taverne erano realizzate in cera colorata.
     Le statuette realizzate dai migliori artigiani arrivarono a costare delle vere fortune: si calcola addirittura l'equivalente di un mese di stipendio di un funzionario di corte. Famiglie nobili giunsero a rovinarsi pur di realizzare presepi che potessero competere in magnificenza con quello reale, e meritare -nel periodo natalizio- la visita del sovrano. Paradossalmente, quando i creditori arrivavano al pignoramento dei beni di queste famiglie troppo prodighe nelle loro spese presepiali, proprio quei piccoli capolavori costituivano una delle principali voci nei verbali degli ufficiali giudiziari.
     Nella prima metà dell'800 la moda -e conseguentemente la passione- dei presepi tramontò. Lo stesso presepe reale fu trasferito nella reggia di Caserta dove ne è ancora conservato quello che è sopravvissuto all'incuria ed ai periodici furti.
     "Il presepio è il Vangelo tradotto in dialetto partenopeo" affermò Michele Cuciniello, il collezionista napoletano che fece dono al Museo di San Martino della sua collezione di "pastori", animali e accessori del XVII e XIX secolo, e per l'occasione ideò e fece costruire nel museo uno splendido presepio, inaugurato, con grande successo, il 28 dicembre 1879. Abbandonato in seguito al degrado e a discutibili restauri, il più famoso presepio napoletano è stato di recente restaurato con rigore storico-filologico sotto la direzione di Teodoro Fittipaldi.

Le scene del presepe sono variate negli anni e hanno mantenuto intatte le tre principali e la sacralità della sua funzione di raffigurazione della Nascita.
     Erano figurati in ogni modo i tre episodi narrativi evangelici, la Nascita nella grotta-stalla (con l'influsso preromantico diventa una capanna appoggiata ai ruderi di un antico tempio, allegoria non tanto velata al crollo del paganesimo) con la Madonna seduta su di un sasso e San Giuseppe in piedi in una grotta-stalla, successivamente, anche grazie alle grandi scoperte archeologiche dei Borbone, le scenografia talune volte diventerà un rudere di tempio pagano.
     Con l'Annuncio si lasciarono poche interpretazioni agli architetti presepari che nelle loro scene avevano solitamente degli angeli che in un alone di luce portano la Novella ai pastori addormentati. La Taverna, invece, fece creare molte variazioni sia gli artisti sia ai committenti. Questo episodio si dovrebbe riferire alla mancata ospitalità alla Sacra Famiglia, l'esposizione delle vivande fatta in maniera abbondante nei costumi dell'epoca dove gli avventori erano allettati ad entrare dinnanzi a simili viste, ed inoltre l'esposizione adempiva delle prescrizioni dell'epoca che obbligava gli osti ad esporre le carni fresche. Qui si vanno ad affiancare una serie di episodi spesso d’ispirazione popolare e popolana che fanno da corollario: il corteo dei Re Magi, con i suoi cavalli, i cammelli, gli elefanti, i leoni in gabbia, i nani che portano al guinzaglio scimmie e cani più grandi di loro, portatori che recano esotiche bellezze racchiuse in portantine dorate e, soprattutto, la banda degli orientali, con gli strumenti luccicanti e fantasiosi, ma anche la Fontana, con le sue scene di costume, di venditori e di umanità sofferente. Spesso in questi episodi era predominante la tendenza verso il "fantastico" ispirati dalla corte degli ambasciatori d'Oriente che si recavano a rendere omaggio al Re di Napoli.
     Lo stupore negli spettatori numerosi nelle case patrizie ad ammirare la finezza dei particolari e lo sfarzo nelle scene era anche orgoglio dei loro committenti e aumentavano il loro prestigio personale.

Per il presepe napoletano si raggiunge il più alto splendore. La meraviglia delle scene costruite con dovizia e ricchezza di particolari, la perfezione dei volti dei pastori e delle figure umane ed animali in generali, creavano nei visitatori stupore e questo era ricercato dai proprietari alla volte anche a scapito della sacralità mai persa nelle intenzioni degli architetti e dei loro artigiani.
     Il presepe di questo secolo è un nuova forma di spettacolo dove troviamo spaccati di vita quotidiana che riflettono la cultura dell'epoca, gli storpi e i diseredati rappresentati non senza sarcasmo, l'opulenza dei nobili orientali e delle loro corti a simboleggiare i privilegi dei nobili, l'osteria con l'avventore e l'oste a rappresentare la bonomia del popolo. Il tutto con una ricchezza inaudita attraverso sete e stoffe, gioielli, ori ed argenti che dovevano dimostrare il proprio status socio-economico. Luoghi di queste rappresentazioni non furono solo le chiese ma anche le stanze dei privati, chiaramente più facoltosi, che attiravano un pubblico numeroso e di ogni estrazione sociale. Tra le collezioni private più importanti non si può non ricordare quella del principe Emanuele Pinto, che ricevette perfino la visita della Viceregina austriaca. Di questo presepe il Napoli-Signorelli ci descrive più di altra cosa la magnificità del corteo dei Re Magi. Il principe di Ischitella, fu un grande collezionista di presepi. Ne aveva di ogni materiale e disposti in ogni stanza del suo palazzo, che andavano a sommarsi a quello grande. Nel tempo, però, il grande presepe del principe Pinto non restò l'unico da ammirare nella città. A questo se ne aggiunsero degli altri come quello reale. Tutto ciò, però, non può che indurci alla riflessione che il presepe stava perdendo la sua misticità per trasformarsi sempre di più in una rappresentazione profana diretta ad affermare, anch'esso il prestigio della famiglia.
Tra le collezioni private più importanti si ricordano la famosa del principe Emanuele Pinto, che ricevette perfino la visita della Viceregina austriaca. Di questo presepe il Napoli-Signorelli ci descrive più di altra cosa la magnificità del corteo dei Re Magi.
     Anche il principe di Ischitella, fu un grande collezionista di presepi. Ne aveva di ogni materiale e disposti in ogni stanza del suo palazzo fino a quello grande. Nel tempo si aggiungono al grande presepe del principe Pinto reale.
     Tutto questo induce alla riflessione che il presepe stava perdendo la sacralità e la misticità per trasformarsi sempre di più in una rappresentazione profana diretta ad affermare, anch'esso il prestigio della famiglia. Il tutto, però, alla fine del secolo incominciò a finire, infatti le collezioni private incominciarono a smembrarsi, come testimonia il Napoli-Signorelli. Il principe Emanuele Pinto fu costretto ad impegnare i gioielli dei Re Magi e gli ori delle popolane per far fronte ad una momentanea carenza di liquidità. Quando poi finirono gli ultimi presepari discepoli dei grandi maestri il presepe napoletano iniziò il suo inesorabile declino; i grandi presepi andarono scomparendo e si predilessero quelli più piccoli, anche a dimostrare che i pastori napoletani, data la loro pregiata fattura, potevano magnificamente esistere senza scene di grande suntuosità e alto costo, la gioia e il dolore dei ricchi nobili dell’epoca e comunque concorsero a renderli desiderati, invidiati e famosi in tutto il mondo.
     Gli artigiani producono ancora qualche pezzo di pregio su ordine di committenti che hanno mantenuto la passione per il presepe del settecento.
     Oggi, il manufatto eseguito secondo la secolare tradizione lo troviamo passeggiando nella una strada di S. Gregorio Armenio, dove la folta esposizione di pastori e scenografie sono capaci di attirare ancora centinaia di migliaia di persone da ovunque superando anche le differenze religiose.

 
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