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  • 5° mostra di “arte presepiale - Enna

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  • Il Presepe Meccanico dell' Oratorio Salesiano Michele Rua di Torino.

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    Domenica, 26 Novembre 2017 18:41

Come in tanti altri paesi non solo italiani, è comune  accendere nella notte di Natale,  un grande fuoco nella piazza del paese. Il fuoco di Natale è un enorme falò, che viene fatto con degli enormi tronchi che fino a qualche anno indietro erano trascinati con corde e nei modi più impensati dai giovani del paese. Nei giorni precedenti i giovani trasportano dalle campagne numerosi ceppi che, per la loro mole, non è stato possibile utilizzare come legna da ardere nei camini; vengono accatastati al centro della piazza principale, che  è attigua alla chiesa parrocchiale, disposti a cerchio e accesi prima della messa di mezzanotte.  Attorno al falò si concentrano tutti i giochi e gli scherzi, mentre continuamente si avvicina gente curiosa e vogliosa del calore delle fiamme del fuoco. Intanto per le vie del paese si diffonde il suono melodioso delle zampogne e delle ciaramelle suonate dagli zampognari mentre le fiamme diventano sempre più alte.
Da tempo immemorabile i contadini di tutta Europa usavano accendere falo’, i così detti fuochi di gioia, non e’ neanche raro che in questi fuochi si ardessero fantocci o si fingesse ardere una persona viva. Le date per l’accensione sono molte e coincidono spesso con le feste dell’anno celtico, in particolare nel solstizio d’inverno era usanza accendere falo’ perche’ l’uomo primitivo in corrispondenza di quei giorni in cui il calore del sole e la sua luce iniziava a diminuire, quasi come per magia , accendeva fuochi in terra quasi per riportare il calore e la luce tra gli uomini. Attraverso i secoli questo fuoco così bello, allegro, giocoso e forte è stato scelto dagli uomini per essere presente in molte feste. Il fuoco ed i "falò" entrano nelle tradizioni popolari per purificare ed, in inverno, per invocare il ritorno della luce solare, per elevare a Dio ringraziamento e preghiera, per chiedere alla natura di produrre buoni frutti ed abbondante raccolto. Questo rito sembra derivare dalla primordiale festa della “nascita del sole” cadente nel periodo. Si bruciava pure sterpaglia e rimasugli dei campi; questi falò indicavano la via ai Magi e ai pastori. L’originale significato propiziatorio è evidente: si brucia il passato (l’impurità) nella speranza di un futuro migliore (il nuovo raccolto), preparando contemporaneamente il campo alla semina di primavera. Prima di mezzanotte si portava un po’ di fieno alle bestie in segno di gratitudine (il bue che scalda Gesù). 

Fonte - http://www.lentiscosa-sa.it/

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