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Il presepio viene definito come “la rappresentazione tridimensionale della nascita di Cristo con figure a tutto tondo e non fisse in modo tale che il costruttore le possa disporre secondo la narrazione evangelica e secondo il proprio estro”. La tradizione del presepio di carta, probabilmente è nata in Italia a partire dal XVIII secolo per poi diffondersi in ambito mitteleuropeo (Germania, Austria e Repubblica Ceca).
Distinguiamo tre tipologie di presepi in carta:
1- presepi con figure dipinte a mano su carta, fissate su un supporto (cartone o legno), scontornate e collocate in un allestimento presepistico;
2- presepi con figure ritagliate da fogli riprodotti a stampa, già colorate o da colorarsi, fissate su supporto (cartoncino o compensato), scontornate e collocate in un allestimento presepistico;
3- presepi di carta a teatrino, già pronti e facilmente richiudibili con la tecnica della fustellatura.
Con riferimento alla prima tipologia, Francesco Londonio (1723-1783) è stato il più importante artista italiano che vi si cimentò (a lui sono attribuiti i famosi presepi dipinti della chiesa di S. Marco a Milano e del collegio barnabitico di S. Francesco a Lodi) e fu successivamente emulato da altri artisti come Vito D’Anna, Bernardo Galliari, Andrea Appiani e Giuseppe Carsana. Dai quadri le figure si staccano, scontornate, assumendo una propria autonomia formale, pur rimanendo bidimensionali.
Per quanto riguarda la seconda tipologia, bisogna ricordare che i primi fogli, realizzati incidendo su legno oppure su lastre di rame o zinco le sagome dei vari elementi (personaggi, animali, alberi o architetture) inizialmente non erano veri e propri presepi, bensì semplici composizioni da appendere. Solo in seguito tali fogli non colorati furono pensati per essere ritagliati, dipinti a pennello o a tampone, con il sistema detto dai francesià pochoir (si utilizzavano delle mascherine in zinco traforato in modo tale da lasciar passare il colore liquido solo su alcune zone della stampa). Queste figure venivano a loro volta fissate su un supporto (cartoncino o legno) con l’impiego di colle animali o vegetali. Le sagome venivano composte con elementi scenografici come drappeggi, stoffe e bordure di vari materiali per ottenere eleganti allestimenti presepiali. Tra gli stampatori italiani più importanti si ricordano i Soliani di Modena, attivi per oltre due secoli dalla metà del Seicento fino alla metà dell’Ottocento; Giulio Cesare Bianchi, che operò tra il 1753 e il 1780; la stamperia Remondini di Bassano, che nel periodo più intenso arrivò ad avere un organico di oltre mille dipendenti; i Marchiati delle cartiere Fabriano ed infine i Vallardi di Milano (prima metà Ottocento). Dalla seconda metà dell’Ottocento con l’avvento della tecnica calcografica della litografia, prima, e della cromolitografia, poi, la diffusione divenne talmente rapida che quasi tutte le stamperie avevano nel loro catalogo uno o più presepi. Si segnalano in particolare le produzioni delle stamperie milanesi de’ Castiglioni, le officine grafiche “Sagdos”, lo stabilimento litografico e tipografico E. Macchi, la Marca Stella, le stamperie Carroccio (Fabbrica d’immagini), la Marca Duomo, la Marca Piccoli, la Marca Gallo, Ferrea, Trionfo ed, a Monza, la Marca Cicogna di Villasanta ed il Cartoccino.
Per quanto riguarda la terza tipologia di presepi in carta a teatrino, furono le medesime stamperie che pubblicavano i presepi in fogli da ritagliare a sviluppare parallelamente anche un’affascinante produzione di presepi apribili con un semplice movimento, in modo da trasformarsi in maquettes tridimensionali, veri e propri diorami teatrali rappresentanti la scena della Natività. La produzione dei fogli e dei presepi a teatrino è proseguita, in Italia, fino agli anni Cinquanta del XX secolo. Buona parte di questo patrimonio artistico è andato purtroppo perduto. Da un lato – si diceva sopra – ciò è dovuto alla facile deperibilità del materiale, la carta, sensibile all’umidità, e dall’altro lato a un fattore culturale: il presepio in carta è stato visto come presepio dei poveri, di coloro che non potevano permettersi d’acquistare delle figure plastiche in gesso, legno o terracotta. Per questo motivo è stato considerato per sua natura di valore artistico, oltre che economico, minore. Ciò ha spesso comportato la distruzione per incuria di molti esemplari, ritenuti di poco conto. Solo in tempi relativamente recenti è sorto uno specifico filone di collezionismo che ha alimentato ed alimenta tuttora un mercato antiquario ed in alcuni casi ha consentito la costituzione di raccolte museali di grande valore.

fonte redacon.com


Dove poter acquistare un presepio in carta:

http://www.ilpresepio.com/presepio/presepi-di-carta-1.php

 


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